.

"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano. (Ai lettori: l'unico modo per sfogliare questo blog è da Home, avvalendosi del calendario. Altro Il Cannocchiale non consente).
HO SMESSO DI SCRIVERE, PER SCRIVERTI.
post pubblicato in suggestioni, il 22 aprile 2012





“Amica mia ho smesso di scrivere, per scriverti. Ti darò questo biglietto stanotte, quando Parigi dorme e gli altri se ne saranno già andati. E’ sabato oggi. Uno dei nostri, formidabili sabati. La casa, questa nostra casa di Rue de Fleurus, presto si riempirà di amici. Chi verrà stasera? Hemingway, Picasso, Fitzgerld e la stravagante Zelda? Ci riuniamo qui, ogni settimana, ogni sabato appunto, tra i quadri degli amici, Cézanne, Renoir, Matisse, Guaguin. E si parla, si parla, si parla. Di poesia, di letteratura, di se stessi. Sono serate straordinarie, fatte di profumi, vino, oppio, risate, a volte scontri clamorosi, passioni, illusioni. L’illusione di cambiare il mondo. Lo sappiamo tutti che non si può. Ma è un’illusione importante: senza ne moriremmo“.


Sono entrata nel tuo sogno, Gertrude. Quello che Picasso ti ha scolpito mentre guardavi il vuoto da cui sorridono le cose. Ci sono entrata senza smania urente. Con tocco lieve. Come una pennellata di rifinitura. Con un fruscìo d’occhi di cuore. Solo leggendo, come migliaia d’ altri, questo biglietto.
Come vorrei che anche a me si scrivesse così, smettendo di scrivere per scrivermi, in un sabato pomeriggio che sta in ascolto d’un sabato sera formidabile, in una casa febbrile d’arte e letteratura. 
Come vorrei che mi si scrivesse dalla certezza che il mondo non si cambia e con la necessità di sperarlo come unica condizione per restare vivi.
Che mi si scrivesse prima di parole parlate, prima del profumo e del vino e in loro attesa.
Che mi si scrivesse con un orecchio ad un cenacolo e l’ altro, il più sollecito, al suo dopo. Alla scarnalità amabile della notte, che si svuota e si aggruma, se non è perfida, come madreperla d’ostrica, attorno al predominio d’una sfera opalescente, che conta più di tutto. Persino più di Hemingway, di Picasso, di Fitzgerld . 
Che lascia solo un nome. Discreto. Appartenente. Unico. 
Un nome che ti fa dire, in chiusura: "Ora verrò di là. Da te. A darti un bacio sulla nuca inerme".
Come vorrei che si smettesse di scrivermi, per scrivere sulla mia nuca inerme. 









permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 22/4/2012 alle 21:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
Sfoglia marzo   <<  1 | 2 | 3 | 4  >>  
calendario
rubriche
tag cloud
links
cerca